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Sabato
·
Sabellianesimo.
·
Sacerdoti.
·
Sacramentale.
·
Sacramento
·
Sacramento
della penitenza.
·
Sacrificio
·
Sacrificio
della Messa.
·
Sacrilegio
·
Sacro
Cuore.
·
Sadducei.
·
Salmi
·
Salvezza
·
Sangue
di Cristo.
·
Santa
Sede.
·
Santificazione.
·
Santissimo
Sacramento.
·
Santità.
·
Santità
della Chiesa.
·
Santo.
·
Sapienziale.
·
Sardica.
·
Sarx
·
Satana
·
Scandalo
·
Scetticismo.
·
Scienza
e religione.
·
Scienza
infusa.
·
Scienza
media.
·
Scisma.
·
Scolastica.
·
Scomunica.
·
Scotismo.
·
Scribi.
·
Scrittura.
·
Scrittura
e tradizione.
·
Scuola
della storia delle religioni.
·
Scuola
di Francoforte.
·
Scuole
teologiche.
·
Secolarismo
·
Seconda venuta.
·
Segni della Chiesa.
·
Semi‑arianesimo.
·
Semi‑pelagianesimo.
·
Semplicità.
·
Sensi
della Scrittura.
·
Senso della fede.
·
Sensus
fidelium.
·
Sensus
plenior .
·
Settanta.
·
Sette
concili ecumenici.
·
Sette
peccati capitali.
·
Settimana
Santa.
·
Settimo giorno.
·
Shekinàh
·
Shema.
·
Sheol.
·
Simbolica.
·
Simbolo.
·
Simbolo
apostolico.
·
Simbolo
atanasiano.
·
Simbolo
niceno.
·
Simonia.
·
Simul
peccator et justus.
·
Sinagoga.
·
Sinassario.
·
Sinassi.
·
Sincretismo
·
Sinergismo
·
Sinfonia
·
Sinodo
·
Sinodo
dei vescovi.
·
Sinodo
diocesano.
·
Sinodo
trullano.
·
Sinottici.
·
Sistemi
della grazia.
·
Sitz
im Leben
·
Sobornost
·
Sociale.
·
Società
degli amici.
·
Socinianesimo.
·
Soddisfazione
·
Sofferenza di Dio.
·
Sola
fede.
·
Sola
grazia.
·
Sola
Scrittura.
·
soma
·
Sophia
·
Soprannaturale
·
Sostanza
e accidenti.
·
Soteriologia
·
Speranza.
·
Sphraghís
·
Spirazione
·
Spiritismo.
·
Spirito.
·
Spirito
Santo.
·
Spiritualità.
·
Staretz
·
Staurologia.
·
Stoicismo
·
Stolti
per amore di Cristo
·
Storia
·
Storia
della salvezza.
·
Storia
della teologia.
·
Strutturalismo.
·
Subordinazionismo.
·
Successione
apostolica.
·
Suddiacono.
·
Sufficienza
della Scrittura.
·
Summa
·
Sussidiarietà
·
Sviluppo
del dogma.
·
Sviluppo
della fede.
·
Sviluppo
morale.
___________________________________________________________________________
S
Il
Sabato, o ultimo giorno della settimana ebraica, è ritenuto sacro per il culto
di Dio e l'astensione dal lavoro (Es 20,10; 31,13‑17). Quel giorno ricorda
come Dio « si riposò » dal lavoro della creazione (Gn 2,2‑3; Es 20,11;
31,17) e come il popolo fu liberato dall'Egitto (Dt 5,15). Contestando
un'osservanza del Sabato che era divenuta strettamente legalistica (Mt
12,9‑14; Mc 2,23‑28; 13,10‑17), Gesù incontrò una forte
opposizione quando affermò che « il Figlio dell'uomo è signore anche del
sabato » (Mc 2,28; cf Gv 5,2‑18). Gli Avventisti del settimo giorno
osservano il sabato come il loro giorno sacro, come fa anche la Chiesa etiopica
(non calcedonese). Cf Avventisti del
settimo giorno; Cristianità etiopica; Domenica.
Cf
Modalismo; Monarchianismo; Patripassianismo
Membri
della comunità che sono messi « da parte » per offrire il sacrificio e
praticare la mediazione tra Dio e gli esseri umani, in maniera cultica, come il
sacerdozio levitico dell'AT (Es 28,1; 32,25‑29; Lv 8,1-9,24), come
sacerdoti‑re come Melchisedech (Gn 14,18‑20) o in modo profetico
come Ezechiele. Unico Mediatore
supremo tra Dio e gli uomini (1 Tm 2,5), Gesù è chiamato nella Lettera agli
Ebrei « grande sommo sacerdote » (Eb 4,14-5,10). Questa Lettera illustra la
natura del sacrificio di Cristo, la mediazione della Nuova Alleanza e il
sacerdozio di Cristo come superiore a quello levitico (Eb 6,20-10,18).
a) Mediante il battesimo, tutti i credenti partecipano all'unico
sacerdozio regale di Cristo (1 Pt 2,4‑10; SC 14; AA 3). Questo sacerdozio
è chiamato « sacerdozio dei fedeli ».
b) Mediante il sacramento dell'Ordine, i sacerdoti sono consacrati dallo
Spirito Santo e per il bene dell'intera Chiesa ad un ministero speciale della
parola, dei sacramenti e della guida pastorale (PO 2,4‑6). Questo
sacerdozio è chiamato spesso « sacerdozio ministeriale », ma c'è chi
preferisce il termine « presbiterato » per sottolineare la differenza
essenziale dal sacerdozio dei fedeli. Oltre all'amministrazione del sacramento
della riconciliazione, dell'unzione degli infermi e degli altri sacramenti, il
ministero dei sacerdoti ordinati comporta l'offrire il sacrificio della Messa «
in persona di Cristo e... a nome di tutto il popolo » (LG 10, 28). C'è un
unico sacerdozio, quello di Gesù Cristo a cui partecipano in modo differente i
battezzati e i ministri ordinati. Cf
Battesimo; Celibato; Clero; Diacono; Iniziazione; Mediazione; Ministero;
Ordinazione; Ordine; Pastore; Presbitero; Profeta; Protestante; Vescovo.
Un
segno sacro istituito dalla Chiesa, che assomiglia ai sacramenti, che significa
e ottiene effetti spirituali mediante l'intercessione della Chiesa (SC 60; CIC
1166). Ampliando la definizione di sacramentali, da cose (per es., le palme
distribuite la Domenica delle Palme) o pratiche (per es., il Rosario), fino a
parlare di tutto ciò che ha valore di segno, il Concilio Vaticano II ha inteso
affermare che tutti gli eventi della vita possono essere santificati. Una volta,
solo i chierici erano ministri legittimi dei sacramentali. Oggi anche i laici
possono amministrarne certuni, d'intesa col giudizio del vescovo del luogo e
secondo le norme dei libri liturgici (SC 79; CIC 1168). Esempi di laici che
amministrano i sacramentali possono essere l'imposizione delle ceneri il
Mercoledì delle Ceneri e i genitori che guidano la recita del rosario in
famiglia. Cf Ordinario; Rosario;
Sacramento; Settimana Santa.
Un
segno visibile istituito da Cristo che rivela e comunica la grazia. La Chiesa
Cattolica e quella Ortodossa riconoscono sette sacramenti: il battesimo, la
confermazione, l'Eucaristia, il matrimonio, l'ordine, l'unzione degli infermi e
la penitenza (cf CIC 840‑1165). I cristiani orientali parlano di un «
sacramento » come di un « mysterion »
(Gr. « realtà nascosta »). Quest'ultimo termine rimanda ad un uso più
generale (cf DS 860, 1310; FCC 9.001‑9.002). I Protestanti riconoscono
generalmente solo due sacramenti: il battesimo e l'Eucaristia. Tre sacramenti
(battesimo, confermazione e ordine) conferiscono un « carattere » permanente e
non possono essere ripetuti (cf DS 781, 1313, 1767, 1774; FCC 9.005, 9.038,
9.291, 9.299). A partire dal Medioevo, i sacramenti sono stati considerati
secondo la loro « forma », o parole, e « materia », o elementi come l'acqua,
il pane, il vino o l'olio usati per la loro celebrazione. La confessione dei
peccati da parte del penitente e lo scambio dei consensi nel matrimonio
costituiscono la « quasi » materia di questi due sacramenti (cf DS
1601‑1816; FCC 9.007‑9.363). Notevoli contributi alla teologia dei
sacramenti sono stati dati da sant'Agostino di Ippona (354‑430), da Pseudo‑Dionigi
lo Areopagita (circa 500), da Pietro Lombardo (circa 1100‑1160), da Ugo di
san Vittore (circa 1096‑1142), la cui interpretazione simbolica della
realtà s'avvicina molto alla teologia orientale, da san Tommaso d'Aquino (circa
1225‑1274), da Mattia Giuseppe Scheeben (1835‑1888) e da Odo Casel
(1886‑1948). La teologia contemporanea parla di:
a) Cristo come sacramento primordiale o segno efficace della grazia di
Dio, e
b) della Chiesa istituita come sacramento fondamentale che si realizza
concretamente nella vita dei sette sacramenti. Questa visione di vita
sacramentale è stata sviluppata da Otto Semmelroth (1912‑1979), da Karl
Rahner (1904‑1984) e da Edward Schillebeeckx (nato nel 1914) (cf SC 27; LG
7,11). Cf Battesimo; Carattere;
Confermazione; Donatismo; Eucaristia; Ex opere operantis; Ex opere operato;
Grazia; Matrimonio; Ministro; Ordine; Res et sacramentum; Sacramento della
penitenza; Sphraghìs; Teologia del simbolo; Unzione degli infermi; Validità.
Sacramento
della penitenza. (inizio)
È
uno dei sette sacramenti, istituito da Cristo per il perdono dei peccati
commessi dopo il battesimo. Questo sacramento risponde ad un bisogno profondo di
confessare i peccati, di ricevere il perdono da Dio e di riconciliarsi con la
Chiesa ferita dai peccati (2 Sam 12,1‑25; Sal 51; Mc 1,4‑5; Lc
7,36‑50; 15,11‑32; 18,9‑14). Questo compito di riconciliazione
è espresso bene in alcune parole di sant'Agostino di Ippona (354‑430): «
Pax cum ecclesia dimittit peccata » (« La pace con la Chiesa
rimette i peccati ») (cf PO 5). I Vangeli presentano Cristo che rimette i
peccati (Mc 2,5‑11; Lc 7,36‑50) e che conferisce ai suoi discepoli
il potere di rimettere i peccati (Gv 20,19‑23). Nella Chiesa primitiva, i
cristiani battezzati che avevano commesso un omicidio, l'apostasia, o un
adulterio e che poi si pentivano dovevano sottoporsi ad un periodo lungo, severo
e pubblico di penitenza prima di essere riammessi dal vescovo alla santa
comunione. A partire dal VI secolo, missionari irlandesi e altri diffusero la
pratica di ripetute confessioni private fatte ai sacerdoti; le penitenze imposte
ai penitenti divennero meno severe. Il Concilio Lateranense IV (1215) prescrisse
la confessione almeno una volta all'anno per coloro che erano caduti in peccati
mortali (cf DS 812; FCC 9.198). Il Concilio di Firenze (1438‑1445) dichiarò
che l'accusa del peccatore è la materia del sacramento, mentre le parole
dell'assoluzione costituiscono la forma (cf DS 1323; FCC 9.277).
Martin Lutero (1483‑1546) riconobbe la penitenza come sacramento,
ma i riformatori seguenti ritennero come sacramenti soltanto il battesimo e
l'Eucaristia. Il Concilio di Trento (1545‑1563) riaffermò la
sacramentalità della penitenza (DS 1667‑1693; FCC 9.227‑9.256). In
Oriente, c'è un approccio « medicinale » al sacramento, che mira a sanare gli
esseri umani dalle loro ferite e cattive inclinazioni. Le condizioni per una
recezione fruttuosa del sacramento sono: una vera contrizione del peccato; la
confessione di almeno tutti i peccati mortali; il proposito sincero di non
peccare di nuovo e di fuggire tutte le occasioni di peccato; la volontà di
compiere la penitenza imposta dal sacerdote. Questa penitenza, che può assumere
varie forme (per es., preghiera, digiuno, elemosina o qualche altra opera
buona), serve a facilitare la conversione dal peccato a Dio. Cf
Attrizione; Confessione; Contrizione; Peccato; Perdono; Riconciliazione;
Sacramento.
Offrire
nel culto un dono a Dio (Gn 4,2‑5). I sacrifici possono esprimere lode,
ringraziamento e pentimento verso Dio, espiazione dei peccati (Eb 9,22), possono
convalidare preghiere di intercessione, sancire un'alleanza (Es 24,4‑8) e
rafforzare la comunione tra Dio e i suoi adoratori. Secondo la tradizione sia
ebraica che cristiana, come anche altre, la natura e la realtà del sacrificio
comportano di solito un sacerdote che offre una vittima in maniera cultuale.
L'AT, specialmente i Profeti, ha insistito sulla retta intenzione e sull'onestà
di vita di coloro che adorano Dio mediante sacrifici (Is 1,2‑31; Os 6,6;
Am 5,21‑24; Sal 51,15‑17). Gesù ha richiamato Osea quando ha
sottolineato la priorità della « misericordia » sui sacrifici (Mt 9,13;
12,7). Egli ha inteso la propria morte come un sacrificio che avrebbe espiato i
peccati e che avrebbe portato un'alleanza nuova e definitiva (Mc 14,22‑24;
1 Cor 11,23‑26). Cf Alleanza; Culto;
Espiazione; Eucaristia; Olocausto; Pasqua ebraica; Sacerdoti; Sangue di Cristo;
Yom Kippur.
Sacrificio
della Messa. (inizio)
È
la ri‑presentazione nell'Eucaristia del sacrificio perfetto della morte e
risurrezione di Cristo (Rm 3,25; 4,25; Eb 10,12.14). Ben lungi dall'essere un
altro sacrificio, la Messa è l'offerta quotidiana « in memoria di » (Lc
22,19; 1 Cor 11,24‑25) e la ripresentazione di ciò che è accaduto una
volta per sempre il Giovedì Santo, Venerdì Santo e Domenica di Pasqua. Ci sono
molte Messe, ma un unico sacrificio. Il Concilio di Trento (1545‑1563) ha
insistito sulla natura sacrificale della Messa che, in un modo incruento,
attualizza a beneficio di tutti l'unico sacrificio del Calvario (cf DS
1733‑1762; FCC 9.168‑9.191). Il Concilio Vaticano II ha arricchito
l'insegnamento sulla Messa (PO 2; SC 7; LG 3, 28) facendo notare, per esempio,
che « il Sacrificio eucaristico » è « convito pasquale » (SC 47), ossia
pasto sacrificale. La tradizione bizantina illustra l'unicità del sacrificio di
Cristo col celebrare nelle chiese una sola Messa al giorno. Cf
Anàmnesi; Eucaristia; Messa.
Offendere
persone, eventi, cose e luoghi sacri. Alcuni esempi: profanare una chiesa,
rubare calici, fare violenza a persone consacrate. Cf Consacrazione.
Il
Cuore ferito di Gesù, simbolo del suo amore sacrificale per tutti gli uomini
(cf Gv 7,37‑39; 19,34). Già conosciuta nel Medioevo, la devozione al
Cuore ferito di Gesù acquistò molta popolarità con le visioni di santa
Margherita Maria Alacoque (1647‑1690), che esortarono, per esempio, ad
atti di riparazione e alla pratica di comunicarsi il primo venerdì di ogni
mese. Cf Amore; Devozioni; Riparazione;
Simbolo.
Considerati
tradizionalmente discendenti del sacerdote Sadoc (2 Sam 8,17; 1 Re 1,8). A
partire dal II secolo a.C., questo gruppo aristocratico sacerdotale esercitò
una forte influenza economica e politica. Basandosi sulla Torah, essi
rigettavano le tradizioni orali, la risurrezione dei morti e l'esistenza degli
angeli (Mc 12,18‑27; At 23,6‑8). Il sommo sacerdote Caifa e altri
Sadducèi con le loro motivazioni politiche e religiose contribuirono alla
condanna di Gesù da parte di Ponzio Pilato (cf anche At 4,1; 5,17). Dopo la
caduta di Gerusalemme nel 70 d.C., i Sadducèi scomparvero come gruppo. Cf
Angeli; Farisei; Risurrezione; Toràh.
Sono
i canti religiosi dell'AT che esprimono al Dio santissimo l'adorazione, il
rendimento di grazie, il lamento, il pentimento, la fedeltà e altri sentimenti
del singolo e dell'intero popolo. Sebbene siano attribuiti tradizionalmente a
Davide (morto all'incirca nel 970 a.C.), forse soltanto pochi dei 150 Salmi
risalgono a lui. Questo libro liturgico degli Ebrei è usato dai cristiani
dovunque per il culto pubblico e per la preghiera personale. Un libro
fondamentale sull'AT e sui Salmi in particolare è uno studio di Hermann Gunkel
(1862‑1932) che esamina le loro forme letterarie (cf DS 3521‑3528).
Cf Critica biblica.
Termine
globale per indicare la liberazione da sofferenze e da mali personali o
collettivi. La Pasqua ebraica ricorda la liberazione attraverso il Mar Rosso (Es
12,1‑28; 14,15‑31) di un popolo minacciato di genocidio (Es
1,8‑22). I liberatori umani hanno spesso un ruolo, ma nella salvezza è
decisivo solo il ruolo di Dio (Es 15,1‑21; Sal 46, 48, 76, 87). L'AT
presenta la natura della salvezza in senso materiale (Dt 33,28‑29; Is
2,1‑5), ma l'alleanza del Sinai e quello che ne consegue include sempre
elementi spirituali, oltre a quelli materiali (Ez 36,22‑32). Le promesse
profetiche (Ger 31,3‑34; Ez 37,1‑14), escatologiche (Is 43,5-44,5) e
chiaramente apocalittiche (Dn 12,1‑3) orientano verso una salvezza futura
che verrà da Dio. Il NT sottolinea la liberazione dalla schiavitù del peccato
e dalla morte (Mc 1, 5; Rm 5,12-7,25; Eb 2,14‑18). Il Figlio di Maria è
chiamato « Gesù » (= « Dio è salvezza »), perché « salverà il suo
popolo dai suoi peccati » (Mt 1,21; cf At 4,12). Il « governo di Dio » e il
« regno dei cieli » sono espressioni riverenziali per indicare la salvezza di
Dio che raggiungerà il suo apice nell'eschaton (Rm 5,8‑10; 13,11; Eb
9,28; 1 Pt 1,5). Praticamente ogni pagina della Bibbia ha qualcosa da dire,
direttamente o indirettamente, circa la salvezza, la sua natura e la sua
mediazione. Il Benedictus è forse la
preghiera più bella di ringraziamento a Dio per i suoi interventi salvifici (Lc
1,67‑79). Cf Alleanza; Eschaton;
Giustificazione; Grazia; Letteratura apocalittica; Messia; Parusìa; Pasqua
ebraica; Peccato; Redenzione; Regno di Dio; Riconciliazione; Riscatto;
Risurrezione dei morti; Soteriologia; Spirito Santo; Storia della salvezza.
Sangue di
Cristo. (inizio)
Inteso
con il suo sfondo veterotestamentario, il Sangue di Cristo esprime e realizza la
liberazione dalla morte alla vita (Es 12,7; 13,22‑23; 1 Pt 1,18‑19),
lava dal peccato (Lv 16; Rm 3,25; Eb 9,12.14; 1 Gv 1,7; Ap 7,14) e instaura un
nuovo rapporto d'amore con Dio (Es 24,3‑8; Mc 14,24). Cf Alleanza; Espiazione.
Il
governo del Papa, la cui autorità è simboleggiata dal suo trono come vescovo
di Roma. Nel Diritto Canonico, il termine « Santa Sede » e quello di « Sede
Apostolica » non si riferiscono soltanto al Papa, ma anche, quando viene
indicato dal contesto, alla sua Segreteria di Stato e ad altri uffici che fanno
parte del governo papale (CIC 361). Cf
Cattedra; Insediamento; Papa.
L'azione
di Dio che abilita gli esseri umani, i cui peccati sono stati perdonati, a
partecipare più pienamente alla santità e perfezione di Dio. Per opera dello
Spirito Santo (1 Pt 1,2), la santificazione continua e completa un processo che
inizia con la giustificazione (cf 1 Cor 1,30; 6,11). La santificazione consiste
nell'amore e viene dalla frequenza dei sacramenti (cf DS 225‑230; FCC
8.001‑8.007). Mentre i Protestanti tendono a enfatizzare il fatto che la
santificazione in questa vita è radicalmente incompleta, il Concilio di Trento
insiste sulla sua possibilità mediante la grazia abbondante di Dio (cf DS
1530‑1533; FCC 8.063‑8.066). I cristiani orientali preferiscono
parlare di deificazione (2 Pt 1,4). Cf
Deificazione; Giustificazione; Grazia; Santità.
Santissimo
Sacramento. (inizio)
Termine
usato per il pane e il vino consacrati nell'Eucaristia. Cf Consacrazione; Eucaristia; Transostanziazione.
È
l'attributo di un essere che raggiunge pienamente lo scopo della sua esistenza
ed è così pienamente realizzato. Strettamente parlando, solo Dio è santo, in
quanto è il mysterium tremendum et
fascinans (il mistero tremendo e affascinante), « totalmente diverso »
dagli altri esseri umani e indescrivibilmente santo (cf Is 6,3.5). D'altra
parte, egli è la fonte di ogni perfezione spirituale e morale. Nell'AT il «
Codice di santità » (Lv cc. 17‑26) esorta gli Israeliti a essere santi,
perché il loro Dio è santo (Lv 19,2; 20,26). Per Paolo, la Chiesa, come anche
i singoli cristiani, sono tempio dello Spirito Santo (1 Cor 3,16‑17;
6,19). Cose, località, cerimonie, scritture, legge e alleanza possono anche
essere dette sante, in quanto sono santificate e consacrate a Dio. Cf
Alleanza; Consacrazione; Doxa; Grazia; Hagios; Perfezione; Santificazione;
Santo; Trisagio.
Santità della
Chiesa. (inizio)
Una
delle quattro « note » che caratterizzano la Chiesa e i suoi membri. È un
articolo di fede che si trova nei primi simboli di fede (DS 1‑76; FCC
0.002‑0.003, 0.501‑0.517). Mediante il sacrificio di Cristo, lo
Spirito Santo e il battesimo, l'intera Chiesa è stata santificata (Rm 5,5; 1
Cor 6,11; Ef 5,25‑27). Paolo si rivolge alle comunità cristiane come a
comunità di « santi » (cf 2 Cor 1,1) o « santi per vocazione » (Rm 1,7; 2
Cor 1,2). In certe epoche, i Donatisti e altri hanno esagerato sulla santità
della Chiesa qui e ora. La verità è piuttosto che, nel suo pellegrinaggio
attuale, la Chiesa è stata resa santa dallo Spirito Santo, è continuamente
sostenuta dalla testimonianza eroica di alcuni suoi membri, e d'altra parte (a
causa dei molti peccati dei cristiani), ha continuamente bisogno di
purificazione (LG 8). Alla fine, la Chiesa celeste, la nuova Gerusalemme,
risplenderà della gloria di Dio (Ap 21,2.10‑11; 22,19). Cf
Canonizzazione; Comunione dei Santi; Donatismo; Note (segni) della Chiesa;
Santificazione; Santo.
Si
chiama così chi è chiamato alla piena perfezione morale o che gode già di
questa condizione nella vita eterna con Dio. Tutti i battezzati sono chiamati
alla santità (LG 39‑42). Dopo la loro morte, alcuni vengono riconosciuti
ufficialmente per la loro santità eminente (SC 8, 104, 111; LG 50‑51). Léon
Bloy (1846‑1917) disse che nella vita « c'è una sola tristezza: quella
di non amare Dio, di non essere santi ». Cf
Beatificazione; Canonizzazione; Perfezione; Santità; Santità della Chiesa;
Trisagio; Venerazione dei Santi.
Cf Letteratura
sapienziale.
Cf
Concilio di Sardica.
La
carne degli animali e degli esseri umani (1 Cor 15,39), il corpo umano (At
2,31), la condizione umana (Gv 1, 14), la discendenza terrena (Rm 1,3), le norme
di vita puramente naturali (1 Cor 1,26) e la forza dell'esistenza corporea che
porta al peccato e si oppone alla vita secondo lo Spirito (Gal 5,16‑26).
Cf Cristologia del Lògos‑Sarx; Natura; Sòma; Spirito.
Inteso dapprima come un avversario che lotta contro
qualcuno (Gb 1,6-2,10) e poi come il demonio o il principe sommamente malvagio
degli angeli ribelli che cerca di sabotare il piano salvifico che Dio ha
sull'umanità (Mt 13,39; Mc 1,13; 4,15; Lc 10,18; 13,16; Gv 13,2.27). Avendo san
Pietro tentato di opporsi alla sorte sofferente di Gesù, questi lo respinse
chiamandolo: « Satana » (Mc 8, 33). Cf
Angeli; Demoni; Diavolo.
Un'azione
od una parola che induce altri a peccare (Rm 14,13; 16,17). Cristo ha messo in
guardia contro coloro che danno scandalo (Mt 16,23; Mc 9,42), o contro chi si
lascia scandalizzare (Mc 9,43‑47). Il Codice di Diritto canonico del 1983
esorta ad evitare gli scandali come anche a non provocarli e impone pene contro
coloro che causano scandali gravi (cf CIC 277, 326, 695‑696, 703, 903,
990, 1132, 1184, 1211, 1455, 1560, 1722, 1727). Nel NT, il termine « scandalo
» può riferirsi anche a qualcosa di buono che, però, produce disapprovazione
e opposizione (Gv 6,61‑62; 1 Cor 1,23). Cf
Diritto Canonico; Peccato.
Dubitare
sulla possibilità di conoscere qualcosa con certezza. Gorgia (quinto secolo
a.C.) e Pirro di Elide (circa 360‑270 a.C.) sostenevano che la razza umana
non può raggiungere la certezza su nessuna cosa. Uno scetticismo così
assoluto, chiamato alle volte pirronismo, è ovviamente autocontraddittorio. Lo
scetticismo relativo si limita ad alcune aree di conoscenza: per esempio, la
verità religiosa e quella morale. Cf
Relativismo.
Scienza e
religione. (inizio)
La tensione sorta a partire dal secolo XVII tra
a) le scoperte, le leggi e i metodi scientifici e
b) le credenze religiose.
Sono sorte difficoltà da discipline come l'astronomia, la biologia, la
paleontologia, la fisica, la psicologia e la sociologia. Con una punta di ironia
si è potuto argomentare che la fede giudeo‑cristiana nel Dio creatore ha
reso possibile la nascita della scienza occidentale. La controversia di Galileo
Galilei (1564‑1642) creò l'immagine che stenta a scomparire di una Chiesa
ufficiale che rifiuta di accettare le nuove scoperte e che cerca di limitare
l'adeguata libertà scientifica. Questo caso, come anche il dibattito sulla
teoria dell'evoluzionismo sviluppata da Charles Darwin (1809‑1882) mise in
rilievo il problema della conveniente interpretazione dei testi biblici. Nel
secolo XX, il progresso scientifico e tecnologico è stato spettacolare. Con ciò,
si è fatta strada ora la convinzione largamente condivisa che la scienza non può
da sé dare una risposta alle questioni fondamentali circa il significato e i
valori, può essere disumanizzante e estremamente pericolosa (per es., le armi
nucleari) e deve rispettare i diversi metodi usati in filosofia e in teologia.
Il progresso nelle teorie della conoscenza ha mostrato che anche nelle scienze
naturali gli appelli generici all'« oggettività » pura e imparziale vanno
abbandonati. Per molti, il francese sacerdote e paleontologo Pierre Teilhard de
Chardin (1881‑1955) è stato il simbolo del nuovo dialogo che ha
sostituito il vecchio antagonismo tra scienza e religione. Che si trovi nella
religione o nella scienza, tutta la verità si fonda su Dio e non può mai
opporsi a se stessa (cf GS 36). Cf
Autonomia; Creazionismo; Critica biblica; Evoluzionismo; Fondamentalismo; Dio «
Tappabuchi »; Positivismo; Verità.
Conoscenza
data gratuitamente mediante lo Spirito Santo per qualche compito speciale nella
Chiesa, e elargita anche, secondo una lunga tradizione, a Cristo e ai profeti
dell'AT. È distinta dalla scienza acquisita che è il risultato di sforzo e di
studio normale. Cf Carismi.
Questo
concetto è stato sviluppato dal gesuita Luis de Molina (1535‑1600) per
conciliare la vera libertà umana con la prescienza divina che conosce in
antecedenza tutto ciò che accadrà. Egli propose una conoscenza secondo cui Dio
conosce le possibilità future con una conoscenza che è più che una conoscenza
delle pure possibilità, ma è meno di una visione degli effettivi eventi
futuri. Cf Molinismo; Prescienza.
Separazione
tra gruppi opposti (Gv 7,43; 1 Cor 1,10; 11,18; 12,25). Prefigurati dalla
divisione nell'AT tra il Regno del Nord e quello del Sud dopo la morte di
Salomone (931 a.C.), gli scismi hanno danneggiato la vita e l'unità della
Chiesa. L'eresia e lo scisma non sono sempre nettamente distinti, ma si può
dire così: mentre la vera eresia pecca contro la fede col negare
volontariamente qualche verità rivelata, lo scisma pecca contro l'amore in
quanto infrange la comunione con gli altri membri della Chiesa. Gli scismi non
sono provocati primariamente da questioni dottrinali, ma da divergenze
riguardanti l'autorità e la disciplina della Chiesa. Lo scisma più grave tra i
cristiani è quello che è avvenuto tra i cattolici occidentali e gli ortodossi
orientali. Sebbene la data convenzionale sia quella del 1054, lo scisma è stato
preceduto da una parte da molte tensioni previe, e, d'altra parte, non è stato
sentito pienamente tra le file dei cristiani di entrambe le parti se non molto
tempo dopo. Nonostante la riconciliazione tra Roma e Costantinopoli avvenuta
alla fine del Concilio Vaticano II, questo scisma ancora oggi non è pienamente
sanato. Il Vaticano II ha riconosciuto le separazioni e divisioni (UR 3, 13), ma
non ha mai usato i termini « scisma », o « scismatici », e in questo campo
non ha neanche mai parlato di « eresia » e di « eretici ». Cf
Concilio di Firenze; Concilio Vaticano II; Dialogo; Ecumenismo; Eresia;
Filioque.
Si
tratta di una tradizione accademica e monastica che si serviva della filosofia
di Aristotele e di Platone per capire, interpretare sistematicamente e
riflettere sulle verità di fede. Avviata con sant'Agostino di Ippona
(354‑430), Boezio (circa 480 ‑ circa 524) e altri, la Scolastica
cominciò realmente con sant'Anselmo di Aosta (circa 1033‑1109) e col suo
motto « fides quaerens intellectum » (Lat. « la fede che cerca di capire »).
Dopo Pietro Abelardo (1079‑1142) e Pietro Lombardo (circa
1100‑1160), la Scolastica ebbe i suoi maggiori esponenti in san Tommaso
d'Aquino (circa 1225‑1274), san Bonaventura (circa 1217‑1274) e
beato Duns Scoto (circa 1265‑1308). Con Guglielmo di Occam (circa
1285‑1347), la Scolastica decadde in un vuoto nominalismo. Cf Aristotolismo;
Filosofia; Filosofia perenne; Neoscolastica; Neotomismo; Nominalismo;
Platonismo; Scuole teologiche; Summa; Tomismo.
Esclusione
dalla recezione dei sacramenti e dall'esercizio dei pieni diritti nella Chiesa
(CIC 1331). La scomunica può scattare automaticamente in seguito a certi atti o
può essere pronunciata da un'autorità o da un tribunale ecclesiastico. Cf Anatema;
Ferendae sententiae; Latae sententiae.
Si
chiama così il sistema sviluppato dal francescano beato Duns Scoto (circa
1265‑1308), proveniente dalla Scozia. Egli insegnò a Cambridge, Oxford,
Parigi e Colonia. Per la sua grande capacità di riflessione, Scoto fu chiamato
il « dottor sottile ». Diversamente
da san Tommaso d'Aquino (circa 1225‑1274), il beato Scoto diede il primato
all'amore e alla volontà (e non alla conoscenza e all'intelletto). Perciò
affermò che la nostra felicità in cielo consisterà primariamente nell'amore
(e non nella visione) di Dio. Il beato Scoto differisce da san Tommaso anche
perché fu il campione dell'Immacolata Concezione di Maria. Secondo Scoto,
l'incarnazione non è una pura opera di salvezza avvenuta a causa della caduta:
l'Incarnazione, secondo lui, sarebbe avvenuta comunque. Il concetto di Scoto
secondo cui gli esseri singoli sono individuati mediante una haecceitas (Lat. « l'essere questo ») che è qualcosa di
intelligibile, come anche le sue riflessioni sui possibilia (Lat. « le cose possibili ») hanno influito su Martin
Heidegger (1889‑1976). Cf Caduta
(La); Immacolata Concezione; Incarnazione; Scolastica; Scuole teologiche;
Tomismo; Visione beatifica.
In
origine, erano copisti e custodi di documenti, ma la loro destrezza riuscì a
portarli alla loro promozione ufficiale (Sal 45,2; Esd 7,6; Sir 39,1‑11;
cf Ger 8,8). Al tempo di Gesù, gli Scribi provenivano principalmente, ma non
esclusivamente, dai Farisei e, con i capi dei sacerdoti e gli anziani, formavano
i 71 membri del Sinedrio o Concilio supremo di Gerusalemme. A motivo del loro
compito di interpretazione e applicazione della Scrittura, furono chiamati «
dottori della legge » o giuristi » (Lc 7,30). Cf Bibbia;
Toràh.
Cf Bibbia.
Scrittura e
tradizione.
(inizio)
La
relazione che esiste tra la Parola di Dio scritta e ispirata e la realtà più
ampia della Chiesa che, « nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto
perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò
che essa crede » (DV 8). Contro il principio dei Riformatori basato sulla sola
Scrittura, il Concilio di Trento (1545‑1563) insegnò che il Vangelo
è « la fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale ». È «
contenuto » non solo nei « libri scritti » ma anche nelle « tradizioni non
scritte che sono giunte a noi » (DS 1501; FCC 2.006, 2.014). Sebbene il
Concilio di Trento avesse parlato di una fonte (« il vangelo »), il suo
insegnamento portò molti cattolici a sviluppare la teoria delle « due fonti »,
secondo cui alcune verità sarebbero contenute nella Tradizione e non nella
Scrittura. Il Concilio Vaticano II intese la rivelazione primariamente come
l'autocomunicazione della vita di Dio (DV 2‑6) più che come un corpo di
proposizioni rivelate « contenute » nella Bibbia o in altre fonti. Il Vaticano
II sottolineò il procedimento della tradizione (al singolare!) anzichè le
tradizioni individuali (= insegnamenti o prassi particolari), insistette sul
modo con cui la tradizione e la scrittura sono unite nella loro origine (=
rivelazione), funzione e finalità (DV 9) e, mentre parlò solo della scrittura
come parola di Dio, riconobbe il ruolo della tradizione nel chiarire e
attualizzare la rivelazione (DV 8). Grazie ad un incontro della Commissione Fede
e Ordine del Consiglio Ecumenico delle Chiese nel 1963 e all'influsso di Yves
Congar (nato nel 1904), di Gerhard Ebeling (nato nel 1912), di Hans Georg
Gadamer (nato nel 1900) e altri, un numero sempre maggiore di protestanti
ammette che non è possibile un appello esclusivo alla sola Scrittura. La
Tradizione è un mezzo essenziale per capire la rivelazione, mentre la Scrittura
ha il suo ruolo speciale nel giudicare e riformare le tradizioni. Cf Bibbia; Luteranesimo; Magistero; Parola di Dio; Protestante; Riforma
(La); Sola Scrittura; Spirito Santo; Sufficienza della Scrittura; Tradizione.
Scuola
della storia delle religioni.
(inizio)
Un
vasto gruppo tedesco di studiosi fra cui Wilhelm Bousset (1865‑1920),
Hermann Gunkel (1862‑1932) e Richard Reitzenstein (1861‑1931).
Nell'interpretare l'ebraismo e il cristianesimo nelle loro origini, riscontrano
molti parallelismi e fonti in altre tradizioni religiose del Medio Oriente. Cf Religioni
comparate.
Scuola di
Francoforte. (inizio)
Un
gruppo di studiosi associati all'Università di Francoforte. La loro teoria
critica ha messo in luce vari legami tra la nostra comprensione e i nostri
interessi, e mira a realizzare una società più razionale col rendere libera la
conoscenza dal dominio e dalla manipolazione. Tra i membri importanti di questa
scuola (che ha esercitato una notevole influenza sulla teologia d'oggi), c'è da
ricordare: Teodoro Adorno (1903‑1969), Jürgen Habermas (nato nel 1929),
Max Horkheimer (1895‑1973) e Herbert Marcuse (1888‑1979). Cf Ermeneutica; Teologia della liberazione; Teologia politica.
Vari
gruppi di teologi che approfondiscono e presentano sistematicamente i dati della
Scrittura e della Tradizione con caratteristiche proprie. I loro metodi e
sistemi sono stati influenzati dalla loro formazione (per es., una università,
un monastero o un seminario), dai loro destinatari (per es., seminaristi, o
pubblico in genere, o la Chiesa nella sua globalità), e dalle loro differenze
filosofiche (per es., aristotelismo, esistenzialismo, platonismo od altre
correnti di pensiero). Nel Medioevo le grandi scuole teologiche (agostiniani,
domenicani e francescani) sono state per lo più collegate con università come
Bologna, Cambridge, Colonia, Napoli, Oxford e Parigi eo con grandi maestri come
il francescano san Bonaventura (1221‑1274), i domenicani sant'Alberto
Magno (circa 1200‑1280) e san Tommaso d'Aquino (circa 1225‑1274), e,
un po' più tardi, i francescani beato Duns Scoto (circa 1265‑1308) e
Guglielmo di Occam (circa 1285 ‑ circa 1347). Nei secoli XIX e XX, le
scuole teologiche si sono pure associate con varie istituzioni (per es.,
l'università di Tubinga, l'università di Chicago e l'università Gregoriana di
Roma), eo con personaggi come Karl Barth (1886‑1968), Karl Rahner
(1904‑1984), Bernard Lonergan (1904‑1984), Hans Urs von Balthasar
(1905‑1988) e Paul Tillich (1886‑1965). Cf Agostinianismo;
Neo‑scolastica; Neo‑tomismo; Nominalismo; Scolastica; Scotismo;
Tomismo; Tubinga e le sue scuole.
Secolarismo
(Lat. « fede nel mondo »).
(inizio)
a) Una ideologia atea o agnostica che nega le credenze e i valori
religiosi e spiega ogni cosa esclusivamente in termini di questo mondo.
b) Il secolarismo va distinto dalla « secolarità », o atteggiamento di
chi s'interessa di questo mondo e delle sue vicende, ma non necessariamente in
un modo antireligioso.
c) La « secolarizzazione » si riferisce a qualsiasi processo sociale e
storico che sottrae qualcosa dal controllo ecclesiastico e da intenti sacri: per
es., la soppressione dei monasteri nel secolo XVI in Inghilterra, l'impatto
della rivoluzione francese in Francia e della politica di Napoleone Bonaparte
(1769‑1821) in Germania. Terreni e edifici, usati prima per la vita
religiosa, divennero proprietà di nobili, commercianti e altri per intenti
puramente profani e mondani.
d) Il clero « secolare » è costituito dai preti posti sotto
l'obbedienza del vescovo della loro diocesi e si distinguono dai preti che
appartengono ad un ordine religioso o ad una congregazione.
Cf Autonomia; Clero; Diocesi;
Ordinario; Vita religiosa.
Seconda venuta.
(inizio)
Cf Parusìa.
Cf Note della
Chiesa.
Semi‑arianesimo. (inizio)
Si
chiama così la teoria di Basilio di Ancira (= Ankara) e di altri dopo il
Concilio di Nicea I (325). I semi‑ariani non seguirono la visuale ariana
secondo cui Cristo sarebbe solo la prima tra le creature, ma non accettarono
nemmeno la dottrina ortodossa del Figlio omooùsios
(= della stessa sostanza) del Padre. Essi chiamarono il Figlio omoioùsios
(Gr. « di una sostanza simile ») al Padre. Sebbene il loro termine fosse
eretico, la differenza di una sola « i » creò una piattaforma di dialogo che
portò molti semi‑ariani alla piena ortodossia. Cf Arianesimo;
Concilio di Nicea I; Omooùsios.
Teoria
proveniente da san Giovanni Cassiano di Marsiglia (circa 360‑435), san
Vincenzo di Lérins (morto prima del 450) e da altri monaci del Sud della
Francia. Secondo essi, gli esseri umani possono fare da sé il primo passo verso
Dio senza l'aiuto della grazia divina. Mentre ammettevano che la grazia è
indispensabile alla salvezza e rigettavano così il Pelagianesimo, coloro che
svilupparono il semi‑pelagianesimo (come fu chiamata questa visuale alla
fine del XVI secolo), si comportarono così almeno in parte per la loro
opposizione alla versione estremista della predestinazione sostenuta da
sant'Agostino di Ippona (354‑430). Il semi‑pelagianesimo finì per
essere condannato nel secondo Concilio di Orange (529). L'insegnamento ufficiale
della Chiesa, mentre seguì l'insegnamento di Agostino sulla grazia (cf DS
370‑397; 2004‑2005; 2618; 2620; FCC 3.052‑3.053;
8.031‑8.040, 8.139‑8140), non ha mai approvato la sua
interpretazione della predestinazione. Cf Antropologia;
Grazia; Pelagianesimo; Predestinazione.
La
caratteristica di essere indivisibile e non composto di varie parti. Essendo
spirituale e interamente presente a sé, Dio è semplice in questo senso
ontologico (Gv 4,24; cf DS 297, 800, 805, 1880 e 3001; FCC 1.074, 5.002, 6.060,
6.065). Nella sfera morale, la semplicità si riferisce alla rettitudine
d'intenzione senza complessi con cui agisce una persona veramente religiosa (cf
Mt 10,16). Cf Immutabilità; Prudenza;
Sofferenza di Dio.
Sensi della
Scrittura. (inizio)
I
vari significati che possono avere i testi biblici. Il senso letterale
è il significato inteso dall'autore originale che ha scritto per uditori
particolari, in determinate circostanze storiche ed usando forme letterarie
specifiche. Una volta scritto, però, un testo biblico, come gli altri testi,
comincia ad avere una sua vita. Sarà letto e interpretato in contesti
differenti da quello in cui fu composto in origine. Comunicherà e richiamerà
significati che vanno oltre a quello che intendeva l'autore originale. Lungo i
secoli, coloro che ascoltano, leggono e usano i testi biblici per la preghiera
portano in questo dialogo i loro problemi e interessi; possono così scoprire
nuove gamme di significati. Col cercare e spesso con lo stabilire, almeno in
parte, il senso letterale, la critica biblica rimane essenziale; tra le altre
cose, può verificare voli sfrenati di interpretazione soggettiva. Nello stesso
tempo, lo Spirito Santo che primo ha ispirato lo scritto dei testi biblici
illumina i singoli e l'intera comunità a trovare in quei testi significati e
vita per oggi (cf DV 12, 21‑25). Da Origene (circa 185‑circa 254) a
Benedetto XV (1854‑1922, papa dal 1914) e oltre, i credenti hanno sempre
attestato la loro convinzione che la Bibbia ha Cristo come centro e trova in lui
il suo significato. Cf Allegoria; Critica
biblica; Ermeneutica; Esegesi; Fondamentalismo; Ispirazione; Origenismo; Sensus
plenior; Teologia alessandrina; Teologia antiochena; Tipologia.
Senso
della fede. (inizio)
Cf Sensus fidelium.
Si
chiama così l'intuito istintivo dell'intera comunità dei fedeli in campo di
fede (LG 12; DV 8). La loro valutazione e il loro discernimento della
rivelazione avvengono sotto la guida dello Spirito Santo (Gv 16,13; 1 Gv
2,20.27). Questo senso della fede fa sorgere e si manifesta nel consensus
fidelium (Lat. « consenso dei fedeli »), come una causa che produce
effetti corrispondenti. Coloro che hanno contribuito a sviluppare questo
concetto sono stati: John Henry Newman (1801‑1890), Matthias Joseph
Scheeben (1835‑1888) e Johann Adam Möhler (1796‑1838). Cf Fede;
Grazia; Indefettibllità; Spirito Santo.
Il
modo con cui le Scritture (per es., testi dell'AT) possono avere significati che
vanno oltre il senso letterale (= il significato inteso esplicitamente
dall'autore umano originale). Significati del genere, intesi dall'autore
principale (Dio), sono emersi alla luce di eventi successivi della storia della
salvezza guidata da Dio. Cf Sensi della
Scrittura.
La
più importante versione greca dell'AT chiamata versione dei « Settanta »,
perché, secondo una leggenda, sarebbe stata fatta da settanta (o settantadue)
studiosi che lavorarano ignorandosi tra di loro. Secondo la tradizione ebraica,
fu commissionata da Tolomeo Filadelfo (285‑246 a.C.) per la sua famosa
biblioteca di Alessandria. Mentre sembra essere il lavoro congiunto di molti
traduttori, fu probabilmente ultimata più tardi: verso il 132 a.C. Su certi
punti importanti, differisce dalla Bibbia ebraica. Certi libri che addirittura
non si trovano nella Bibbia ebraica (come Tobia, Giuditta, Sapienza, Siracide e
Baruc) sono stati introdotti nei « Settanta », mentre alcuni libri (per es.
Ester) vi appaiono in una forma più lunga. Questi libri e passi tradizionali,
chiamati « Apocrifi » nella tradizione protestante, sono ritenuti «
deutero‑canonici » dai Cattolici e dagli Ortodossi. Nel citare l'AT, gli
autori neotestamentari seguono spesso i « Settanta » anziché l'originale
ebraico. Molti dei primi Padri della Chiesa hanno considerato i « Settanta »
come la versione ufficiale dell'AT. Cf Antico
Testamento; Apocrifi; Bibbia; Canone delle Scritture; Libri deuterocanonici;
Volgata.
Sono
quei concili generali dal Niceno I (325) al Niceno II (787) che vengono
riconosciuti come ecumenici sia dai Cattolici che dai Greci Ortodossi. Godono di
un'importanza unica in qualsiasi dialogo tra l'Oriente e l'Occidente. Sebbene i
Greci Ortodossi abbiano in seguito ritenuto importanti anche altri Concili, come
quello di Costantinopoli nel 1351 e quello di Gerusalemme nel 1672, nessuno, però,
di questi è stato riconosciuto come ecumenico. I Cattolici elencano di solito
21 concili come ecumenici; il ventunesimo è il Concilio Vaticano II. Cf Concilio
di Calcedonia; Concilio Costantinopolitano I; Concilio Costantinopolitano II;
Concilio Costantinopolitano III; Concilio ecumenico; Concilio di Efeso; Concilio
di Nicea I; Concilio di Nicea II.
Sette peccati
capitali (I). (inizio)
Sono
i peccati che tradizionalmente vengono ritenuti come la radice degli altri
peccati. L'elenco, come è stato sviluppato da Evagrio Pontico (346‑399),
san Gregorio Magno (circa 540‑604) e altri, è il seguente: la superbia,
l'avarizia, la lussuria, l'invidia, la gola, l'ira e l'accidia. Quest'ultimo
(Gr. « indifferenza ») significa; apatia, torpore o disgusto per le cose
spirituali. Sotto « la proliferazione del peccato » il Catechismo della Chiesa
Cattolica ha elencato i sette peccati capitali (n. 1866).
Cf Peccato.
Settimana
Santa. (inizio)
È
la settimana più importante del calendario liturgico. Comincia la Domenica
delle Palme con la benedizione e la processione delle Palme; ricorda
l'istituzione dell'Eucaristia il Giovedì Santo, chiamato anche, nei paesi di
lingua inglese « Maundy Thursday » (il Giovedì del precetto: il precetto di amarci gli uni gli altri come Cristo ci ha
amati: Gv 13,34) e culmina con la Veglia Pasquale del Sabato Santo. In Oriente,
questa Settimana si chiama anche « Settimana della Salvezza ». I Greci la
chiamano « la Grande Settimana ». Le Lettere
Festali di sant'Atanasio di Alessandria (circa 296‑373) offrono la
prima documentazione chiara delle celebrazioni della Settimana Santa. Quando
Egeria fece il suo pellerinaggio dalla Spagna a Gerusalemme verso la fine del IV
secolo, trovò una liturgia ben sviluppata della Settimana Santa nella città
dove Cristo trascorse gli ultimi giorni della sua vita terrena. Cf
Messa dei presantificati; Triduo pasquale.
formato dal verbo:
« fissare una tenda »). La presenza
gloriosa di Dio in mezzo a noi. Pur non usando questa parola, l'AT allude ad
essa quando parla della Tenda del Convegno nel deserto dove si manifestò la
gloria di Dio (cf Es 33,7‑11; Nm 11,16‑25; 12,1‑10). Nel
Talmud, il termine può essere una circonlocuzione reverenziale per indicare
Dio. Il quarto Vangelo usa il concetto di shekinàh nel parlare
dell'Incarnazione (Gv 1,14). Cf Dòxa;
Gloria; Tàlmud.
È
la prima parola di una preghiera che nella sua forma piena era composta da Dt
6,4‑9; 11,13‑21 e Nm 15,37‑41, ma nella sua forma più breve
suona così: « Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno
solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con
tutte le forze » (Dt 6,4‑5). Cristo citò questo brano quando rispose
allo scriba che gli chiedeva qual era il primo di tutti i comandamenti (Mc
12,28‑30). Lo Shema occupa nella
pietà ebraica il posto fondamentale che occupa il Padre
nostro nella pietà cristiana. Cf Amore;
Preghiera.
Luogo
sotterraneo dove tutti i morti come tante ombre conducono la stessa esistenza
(Gn 37,35; Nm 16,31‑34; Dt 32,22; Gb 3,13‑19; 26,5‑6; Is
14,9‑11). È desiderabile una lunga vita su questa terra, poiché i morti
non possono più dare lode a Dio (Sal 6,5‑6; 88,3‑6.11‑13; Is
38,18). Cf Cielo; Escatologia; Inferno; Purgatorio.
Lo
studio sistematico dei Simboli (professioni
di fede) e delle verità fondamentali delle differenti confessioni cristiane.
Sviluppato da Georg Callixtus (1586‑1656), Johann Adam Möhler
(1796‑1838) ed altri, questo settore della teologia è stato ringiovanito
dal movimento ecumenico, in particolare dai dialoghi bilaterali (dialoghi tra i
rappresentanti ufficiali di due Chiese cristiane) e dalla Commissione Fede e
Ordine del « Consiglio Ecumenico delle Chiese » (per es., il rapporto del 1982
su Battesimo, Eucaristia e Ministeri). Cf
Consiglio Ecumenico delle Chiese; Confessione di Augusta; Dialogo; Ecumenismo;
Fede e Ordine; Trentanove articoli.
Qualcosa
che rappresenta « naturalmente » (per es., un leone che è simbolo di
coraggio) o convenzionalmente (per es., una bandiera come simbolo di un dato
paese) qualcosa d'altro. Col rendere presenti altre cose, i simboli entrano
nella nostra fantasia, colpiscono i nostri sentimenti e influiscono sul nostro
comportamento. Le spiegazioni razionali non riusciranno mai ad ottenere la vasta
gamma di significati espressi da vari simboli. In particolare, quando assumiamo
simboli religiosi che rappresentano le realtà ultime e trascendenti, c'è da
aspettarsi che questi simboli siano inesauribili nel loro significato. Cf Croce;
Professione di fede; Sacramento; Teologia del simbolo.
Il
Simbolo promosso dall'Imperatore Carlomagno (circa 742‑814) e usato per il
battesimo nella Chiesa d'Occidente. Consta di uno schema tripartito molto
semplice, costruito attorno al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo (cf DS 16).
Rufino (circa 345‑410) riporta una leggenda secondo cui i dodici Apostoli
avrebbero ognuno composto un articolo del Simbolo.
Simbolo
atanasiano. (inizio)
Professione
di fede, chiamata anche Simbolo « Quicumque
» (dalla prima parola latina: « Chiunque vuole essere salvo... »). È
erroneamente attribuito a sant'Atanasio di Alessandria (circa 296‑373) e
ha avuto origine con tutta probabilità nel Sud della Francia nel V secolo. Si
dilunga molto sulla Trinità, sull'Incarnazione e sulla Redenzione (cf DS
75‑76; FCC 0.520‑0.514).
Simbolo
niceno. (inizio)
È
il Simbolo che è stato ratificato a Nicea (325). Contro gli Ariani, esso
proclama l'eterna divinità del Figlio, il quale è « della stessa sostanza »
(omooùsios) del Padre (DS
125‑126; FCC 0.503‑0.504). Spesso, per Simbolo Niceno si intende più
precisamente quello « Niceno‑Costantinopolitano », in connessione con il
Concilio Costantinopolitano I (381). Questo Simbolo presuppone quello di Nicea,
ma è più specifico per quanto riguarda la divinità dello Spirito Santo:
questi va « adorato e glorificato » con il Padre e il Figlio (DS 150; FCC
0.509). Largamente usato nella celebrazione eucaristica e nel battesimo, il
Simbolo Niceno‑Costatinopolitano è quello più comunemente accettato tra
i Cristiani. Cf Concilio Costantinopolitano I; Concilio di Nicea I; Filioque; Omooùsios.
Consiste
nel trattare i beni spirituali come se fossero merce di acquisto. Vendere o
comperare un ufficio ecclesiastico o un sacramento costituisce un peccato di
simonia. Il nome viene da un mago chiamato Simone il quale voleva comperare da
Pietro e da Giovanni il potere di donare lo Spirito Santo (At 8,9‑25). In
certe epoche, la simonia ha sfigurato la vita della Chiesa, per cui è stata
condannata più volte (cf DS 304, 473, 586, 691‑694, 707, 751, 820; CIC
149, 188 e 1380).
Simul peccator
et justus (inizio)
(Lat.
« essere contemporaneamente peccatore e giusto »). Una frase che riassume la
convinzione luterana secondo cui dobbiamo sempre confessarci peccatori quando ci
guardiamo alla luce della legge che ci accusa e delle nostre possibilità
naturali. Nello stesso tempo, dobbiamo ammettere che siamo realmente
giustificati quando crediamo nella promessa del perdono e della misericordia di
Dio. Cf Corruzione totale;
Giustificazione; Imputazione; Luteranesimo; Peccato; Protestante.
Sinagoga
(Gr. « assemblea di persone o di cose »).
(inizio)
Una
scuola e un luogo ebraico per il culto. La parola ebraica corrispondente era knesset
usata oggi per indicare il Parlamento d'Israele. Luca colloca il primo discorso
di Gesù nella sinagoga di Nazaret (Lc 4,16‑28) e leggiamo che ha compiuto
altre visite nelle sinagoghe (Mt 9,35; 13,54; Mc 1,39; Lc 4,44; 13,10; Gv 6,59).
San Paolo e altri dei primi cristiani si sono serviti delle sinagoghe per
dialoghi e dibattiti con gli Ebrei (cf At 13,14‑43;
17,1‑2.10‑12). Costituite per la prima volta nel secolo VI avanti
Cristo, le sinagoghe sono sempre rimaste il centro di culto e di formazione
ebraica lungo i secoli. Tra gli Ebrei di oggi, quelli riformati intendono i «
templi », mentre gli Ortodossi si riferiscono alle « scuole ». Cf Giudaismo;
Israele.
Sinassario
(Gr. « libro per l'assemblea »).
(inizio)
Breve
presentazione della vita di un santo o del significato di una festa particolare,
letta nell'orthros, o ufficio del
mattino nella liturgia delle Ore della Chiesa bizantina. Cf Liturgia
delle Ore.
Un'assemblea
riunita per la liturgia della Parola, per la celebrazione eucaristica o per
qualche altra funzione religiosa. Praticamente sinonimo di « sinagoga » (Gr.
« assemblea »), la parola è stata usata dapprima dai cristiani per
distinguere il loro culto da quello degli Ebrei. Cf Culto;
Eucaristia; Liturgia della Parola; Sinagoga.
Qualsiasi
tentativo di conciliare o anche di fondere insieme princìpi e pratiche
differenti o addirittura incompatibili. Spesso superficiale e transitorio, il
sincretismo può verificarsi tra religioni, filosofie e all'interno dello stesso
cristianesimo. Il primo a tentare un sincretismo ecumenico su larga scala fu
Georg Callixtus (1586‑1656), teologo protestante che cercò di conciliare
Luterani, Calvinisti e Cattolici sulla base della Bibbia, della fede dei primi
cinque secoli e del Simbolo Apostolico. Cf Ecumenismo;
Religioni comparate; Scuola della storia delle religioni; Simbolo apostolico.
La
Chiesa d'Oriente designa con questo termine la cooperazione di Dio e degli
esseri umani in fatto di grazia e di libertà. Questa dottrina è stata alle
volte ritenuta « semipelagiana » in quanto sembra intaccare la sovranità
assoluta di Dio nell'intero processo della salvezza umana, dal primo passo verso
la conversione fino alla perseveranza finale. In realtà, questa critica suppone
erroneamente che Dio e gli esseri umani siano antagonisti, mentre si deve
riconoscere che gli esseri umani sono resi capaci di pentirsi e di produrre i
frutti di conversione liberamente mediante la grazia di Dio. Una teoria affine a
quella del sinergismo è stata
sviluppata dal teologo luterano Filippo Melantone (1497‑1560) e ha
incontrato la stessa critica (infondata). Cf
Semipelagianesimo.
Teoria
della teologia orientale secondo cui la Chiesa e lo Stato dovrebbero agire
all'unisono per la gloria di Dio. Cf Chiesa
e Stato; Fonti del Diritto Canonico Orientale; Teocrazia.
Assemblea
di vescovi e altri che si riuniscono per trattare materie riguardanti la
dottrina e la prassi della Chiesa. Il nome è applicato a qualsiasi assemblea
ufficiale, da un sinodo diocesano fino ad un concilio ecumenico (CD
36‑38). Cf Collegialità; Concilio
ecumenico.
Assemblea
di vescovi che rappresentano tutte le Conferenze Episcopali e che si incontrano di solito ogni tre anni a Roma
nel mese di ottobre. Il suo scopo è quello di promuovere l'unione collegiale
tra i vescovi e il papa informandolo su materie di fede, morale e disciplina
ecclesiastica (CD 5; CIC 342‑348). Il Sinodo del 1987 trattò della
vocazione e missione dei Laici; quello del 1990 della formazione dei Presbiteri;
quello del 1994 della vita consacrata e della sua missione. Cf Collegialita; Conferenza Episcopale.
Sinodo
diocesano. (inizio)
Assemblea
ufficiale di presbiteri e laici radunati dal vescovo di una diocesi particolare
perche lo aiutino nel governo di quella diocesi (CIC 460‑468). Cf Diocesi;
Ordinario; Vescovo.
Sinodo
trullano. (inizio)
Un
Sinodo convocato da Giustiniano II e tenutosi a Costantinopoli (692), nel trullus
(Gr. « stanza a cupola ») del palazzo imperiale. Il suo intento era quello di
trattare alcuni problemi canonici, in quanto il quinto concilio ecumenico, il
Costantinopolitano II (553), e il sesto, il Costantinopolitano III
(680‑681), non avevano emanato misure disciplinari. Per questo motivo,
questo sinodo è chiamato spesso il Quinisesto
(Lat. « quinto e sesto »). La legislazione trattò di impedimenti del
matrimonio, dell'età dell'ordinazione del matrimonio dei chierici e dell'abito
ecclesiastico. Proibiva anche di rappresentare Gesù sotto l'immagine di un
agnello, considerata un'aberrazione monofisita. Nello stesso tempo, ci fu
un'allusione all'iconoclasmo incipiente. Dal punto di vista del diritto canonico
orientale, il Sinodo fu uno dei più importanti, anche se incontrò resistenze
nello stesso Oriente e la sua legislazione non venne mai approvata da Roma. Solo
il papa Adriano I (papa dal 772 al 795) diede una qualche approvazione a questi
canoni dopo che furono erroneamente presentati come canoni del
Costantinopolitano III. Cf Concilio
Costantinopolitano II; Concilio Costantinopolitano III; Fonti del Diritto
canonico orientale; Iconoclasmo; Islamismo; Monofisismo.
Cf Vangeli
sinottici.
Sistemi della
grazia.
(inizio)
Sono
quei sistemi teologici che cercano di spiegare come l'assoluta libertà di Dio
nel conferire la grazia e nell'anticipare le decisioni umane non compromette la
collaborazione e la responsabilità dell'uomo.
Cf Molinismo; Predestinazione; Semi‑pelagianesimo; Sinergismo; Teologia
apofatica.
Termine
divulgato da Hermann Gunkel (1862‑1932) e da altri pionieri della critica
delle forme. Si riferisce alla funzione che una particolare unità biblica (per
es., un inno, un detto o un racconto) può avere avuto nella vita e nel culto
della comunità. Riguardo al NT, si riferisce specialmente al modo con cui le
tradizioni specifiche riguardo al Gesù terreno si sono formate e tramandate
(oralmente o forse alle volte con scritti) durante il periodo dopo la Pentecoste
fino a quando Marco e gli altri evangelisti hanno scritto i vangeli (dal 30 al
67 circa dopo Cristo). Alle volte, gli studiosi parlano del « Sitz
im Leben Jesu »: intendono parlare delle circostanze storiche in cui Gesù
ha narrato una parabola, ha guarito un infermo o ha pronunciato una data
sentenza. Cf Critica biblica.
Termine
che fu usato da Jurij Samarin (1819‑1876) nella traduzione russa delle
opere inglesi e francesi di Alexej Chomjakow (1804‑1860), un ortodosso
russo laico e teologo. Lo si può rendere con « conciliarità » o «
collegialità » (dal russo: sobor che significa « riunione », « sinodo »).
A partire dal secolo XI, la parola « soborny
» era stata usata nella versione slavonica del Credo per tradurre « cattolica
» in « Chiesa cattolica ». Chomjakow usò sobornost
per indicare i caratteri distintivi della Chiesa Ortodossa: la collaborazione
amorosa dei fedeli e della gerarchia nella loro vita, nella loro fede e nel loro
culto. Sostenne che i cattolici avevano l'unità ma senza la libertà; i
protestanti, la libertà ma senza l'unità, mentre gli Ortodossi avevano la
libertà nel vincolo dell'amore. Sobornost
corrisponde alla collegialità di tutti i membri della Chiesa. Cf Cattolicità;
Chiese Orientali; Collegialità; Ortodossi; Sinodo.
Cf Dottrina
sociale.
Società
degli amici. (inizio)
Si
chiama così un gruppo di cristiani fondato da George Fox (1624‑1691) che
si staccò dalla Chiesa Anglicana. Essi sono descritti come « amici della verità
», ma popolarmente sono conosciuti come « Quaccheri », perché nell'ascoltare
la Parola di Dio davano l'impressione di tremare (inglese: « quake »). La loro
dottrina insiste sulla luce interiore del Cristo vivente e su una Chiesa basata
sul sacerdozio dei fedeli, sia uomini che donne, col conseguente rifiuto dei
sacramenti e dei ministeri ordinati. Ci sono, però, degli « Anziani » che
guidano la Congregazione nella preghiera e degli « Ispettori » che vigilano
sull'osservanza dell'ordine nella Chiesa. I Quaccheri sono famosi anche per la
loro opposizione alla guerra. Cf Comunione
anglicana.
Socinianesimo.
(inizio)
Un
sistema religioso che nega la Trinità e la divinità di Cristo. Il suo nome gli
viene dall'italiano Lelio Francesco Maria Socini (1525‑1562) e da suo
nipote Fausto Paolo Socini (1539‑1604) (cf DS 1880; FCC 5.002). Fausto
Socini trascorse l'ultima parte della sua vita in Polonia. Molti sociniani
finirono per unirsi con altri e formarono la Chiesa Unitaria. Cf Trinità immanente; Unitarianesimo.
Soddisfazione
(Lat. « fare ammenda »).
(inizio)
a) Un'interpretazione dell'incarnazione e redenzione secondo cui Cristo,
accettando liberamente la morte, compì una soddisfazione « vicaria » per
l'offesa recata dal peccato alla maestà divina. Sant'Anselmo di Aosta (circa
1033‑1109) sviluppò la versione classica di questa visuale ed ebbe
numerosi seguaci nel Medioevo, nel periodo della Riforma e anche dopo. Cristo (e
solo Cristo), essendo senza peccato, uomo e Dio, poteva soddisfare
sufficientemente a nome dell'umanità per il disonore infinito che il peccato
aveva recato a Dio. La teoria anselmiana è stata falsamente criticata perché
avrebbe enfatizzato gli elementi legalisti e punitivi. Però, un punto debole
sta nel fatto che Anselmo interpreta la redenzione senza tener conto della
risurrezione (cf Rm 4,25).
b) Per « soddisfazione » si intende anche la terza fase (dopo la
contrizione e l'accusa) del sacramento della riconciliazione: la penitenza
imposta dal sacerdote per riparare in maniera minima il danno causato dal
peccato e ricevere ulteriormente la grazia sanante di Dio.
Cf Confessione; Contrizione;
Espiazione; Incarnazione; Redenzione; Riparazione; Riscatto; Sacramento della
penitenza.
Sofferenza di
Dio. (inizio)
È
la questione se Dio può di fatto soffre, o se rimane « impassibile » di
fronte alla miseria umana. Mentre Dio non può cambiare e soffrire nella natura
divina, il Figlio di Dio incarnato, a motivo della sua natura umana, ha sofferto
ed è morto su una croce. Questa morte atroce ha manifestato una volta per
sempre l'interesse amoroso di Dio e una reale solidarietà per gli esseri umani
nelle loro pene e sofferenze. Cf
Controversia teopaschita; Impassibilità; Mistero del male; Patripassianismo;
Teologia del processo.
Un
assioma fondamentale che Martin Lutero (1483‑1546) ha dato alla Riforma
protestante. La giustificazione viene dalla fede in Gesù Cristo (Rm 1,17) e non
dalle opere della legge (Rm 3,28). Cf Fede;
Giustificazione; Legge e Vangelo; Merito; Protestante.
Un
principio basilare dei Riformatori protestanti che esprime come un dato di fatto
la stessa convinzione del principio « sola fede ». Noi siamo giustificati
unicamente dalla misericordia di Dio e dai meriti di Cristo al quale aderiamo
mediante la fede. Non siamo giustificati dall'osservanza della legge e dalle
opere meritorie. Anche la teologia cattolica insegna l'assolutezza della grazia
di Dio, ma ammette pure l'importanza della « collaborazione » umana con e
nell'ambito dell'iniziativa onnicomprensiva dell'opera di Dio. Dio e gli esseri
umani non sono in competizione: ogni successo umano ha necessariamente Dio come
ispiratore e sostegno. Cf Fede e opere;
Giustificazione; Imputazione; Pelagianesimo; Santificazione;
Semi‑pelagianesimo; Sinergismo.
Anche
questo è un principio della Riforma che viene da Martin Lutero
(1483‑1546). Esso afferma che la suprema autorità religiosa sta nella
Parola di Dio come è attestata nella Scrittura. In questo senso, il principio
può accordarsi con l'affermazione del Concilio Vaticano II dove si dice che il
Magistero della Chiesa « non è superiore alla parola di Dio, ma ad essa serve
» (DV 10). Non è invece accettabile (e addirittura impraticabile) se è preso
nel senso di escludere il ruolo interpretativo ed attualizzante della tradizione
(DV 9, 21, 24). Cf Bibbia; Magistero;
Rivelazione; Scrittura e Tradizione; Sufficienza della Scrittura; Tradizione.
Sóma
(Gr. « corpo »). (inizio)
Un
corpo vivente (Mc 5,29), o un cadavere (Mc 15,43). Contrariamente al platonismo
e al neoplatonismo, il concetto biblico di « sòma » non indica nessuna
avversione alla materia, come se l'anima fosse imprigionata nel corpo. Nelle
lettere di san Paolo, a differenza di sarx (Gr. « carne »), che può indicare
l'essere umano nella sua globalità in quanto tendente al peccato, sòma ha un
significato più neutrale. Può riferirsi semplicemente al corpo in quanto
distinto dall'« anima » o « spirito » (1 Ts 5,23). Sòma è usato per indicare il corpo di Cristo nell'eucaristia (Mc
14,22; 1 Cor 11,24), il corpo di Cristo che è la Chiesa (Rm 12,4‑5; 1 Cor
12,12‑27) e il nostro corpo terrestre che sarà glorificato e «
spiritualizzato » mediante la risurrezione (1 Cor 15,35‑58; Fil 3,21). Cf
Corpo di Cristo; Eucaristia; Risurrezione; Sarx.
a) Una conoscenza pratica ed una capacità di discernimento,
rappresentata classicamente nell'AT da Salomone (1 Re 3,1‑28;
4,9‑14). Rivelata attraverso la creazione e la storia umana (Sap
10,1-19,22), la hokmàh (Ebr. «
sapienza ») è personificata come agente di Dio nella creazione e come profeta
(Prv 8,1‑36) che invita al suo banchetto coloro che non sono ancora
sapienti (Prv 9,1‑6). La sapienza è una guida sicura e benefica per la
vita (Sap 6,1-9,18). Il NT ravvisa nella sapienza una prefigurazione di Cristo
(Mt 12,42; 1 Cor 1,24‑30; Col 2,3). È, però, una sapienza che si esprime
nella follia della croce (1 Cor 1,17‑25).
b) Per i Valentiniani, e per alcuni altri antichi gnostici, la Sophia
Prounicos e la Sophia Achamoth avevano
un importante ruolo cosmologico ed ecclesiale.
c) La chiesa più famosa d'Oriente era la chiesa Aghìa
Sophia, o Santa Sophia, dedicata a
Cristo come personificazione della sapienza. Costruita a Costantinopoli e
consacrata sotto l'imperatore Giustiniano I nel 538, Santa Sophìa divenne un
modello per molte altre chiese bizantine. Dopo la caduta di Costantinopoli nel
1453, divenne una moschea e in seguito un museo.
d) Una sophiologia (Gr. «
studio della sapienza ») o teologia in chiave di sapienza fu sviluppata da
teologi russi come Vladimir Solovi'ev (1853‑1900), Sergei Bulgakov
(1870‑1944), e Pavel Florenskij (1882‑circa 1937). Cf
Cristologia; Creazione; Doni dello Spirito Santo; Gnosticismo; Letteratura
sapienziale; Stolti per amore di Cristo; Valentiniani.
Soprannaturale
(Lat. « sopra la natura »).
(inizio)
Termine
coniato dallo Pseudo‑Dionigi Areopagita (circa 500) per indicare Dio, il
quale è sopra le nostre categorie, le nostre esperienze e la nostra natura. A
partire dal Medioevo, il termine si riferisce alla libera e amorosa
autodonazione di Dio che già nella vita della grazia ci innalza al disopra di
ciò che è dovuto alla nostra natura umana e ci prepara alla vita di gloria. Cf
Grazia; Esistenziale soprannaturale;
Natura.
Sostanza e
accidenti. (inizio)
Una
realtà che rimane la stessa sotto i cambiamenti e le caratteristiche (spesso
mutevoli) che ineriscono in essa. Una sostanza
(Lat. « realtà che sta sotto ») può esistere in sé, mentre gli
accidenti (Lat. « che accadono ») possono esistere soltanto in una sostanza, e
non indipendentemente. Cf Accidente;
Aristotelismo; Natura; Omooùsios; Persona; Transostanziazione.
Soteriologia
(Gr. « dottrina
della salvezza »). (inizio)
Interpretazione
sistematica dell'opera salvifica di Cristo per gli esseri umani e per il mondo.
Cristo è morto e risorto per salvare l'umanità peccatrice (Mc 14,24; Gv
11,49‑52; Rm 4,25; 5,6‑11; 1 Cor 15,3; 1 Pt 1,3). Il NT tiene
insieme inseparabilmente la funzione salvifica e l'identità personale di Cristo
come Figlio di Dio. Il NT, come applica vari titoli cristologici a Gesù, così
intende la sua azione salvifica in una varietà di modi, soprattutto come
liberazione vittoriosa, espiazione e amore trasformante (Gv 1,29; 13,1; 16,33).
Sotto l'influsso di Filippo Melantone (1497‑1560) e altri, la riflessione
sull'opera salvifica di Cristo è stata spesso separata dalla cristologia. Anche
certi trattati di soteriologia hanno esaminato la salvezza « oggettiva »
separata dalla sua appropriazione « soggettiva » mediante la grazia. In
genere, la recente teologia occidentale ha cercato di porre fine al divorzio tra
la soteriologia e la cristologia. Cf
Amore; Cristologia; Economia; Espiazione; Grazia; Redenzione; Riscatto;
Salvezza; Soddisfazione.
L'attesa
attiva delle benedizioni future (1 Cor 15); si fonda sulla fede e si esprime
mediante l'amore (1 Cor 13,13). La speranza risponde alle promesse di Dio
comunicate nella storia dell'AT e del NT, in particolare nella storia dell'esodo
dall'Egitto, nella risurrezione di Cristo dai morti (1 Pt 1,3; 2 Cor
1,9‑11; Eb 6,19‑20) e nel dono dello Spirito Santo. Con la speranza,
noi andiamo oltre alla nostra attuale esistenza incompleta per anticipare il
futuro pieno del regno finale di Dio e la risurrezione liberatrice dell'intero
creato (Rm 8,18‑25). Lungi dall'incoraggiare l'attesa passiva
dell'intervento definitivo di Dio, la speranza autentica obbliga i cristiani ad
assumersi le responsabilità nel mondo e a lavorare qui e ora per una maggiore
giustizia e pace (GS 21, 34, 39, 43). Cf Escatologia;
Virtù teologali.
Parola
usata nel greco profano per un sigillo ufficiale (per es., quello
dell'imperatore) o come segno che indica il proprietario di qualcosa (cf anche
Ap 5,1‑9; 6,1‑12). Nel linguaggio dei Padri Greci, il termine si
riferisce alla croce fatta sui catecumeni durante il rito del battesimo per
indicare che appartengono a Cristo. Sphraghìs si riferisce anche a ciò che i
Latini chiamano il carattere sacramentale. Cf
Battesimo; Carattere.
Termine
tecnico basato su Gv 3,8 e usato nella dottrina trinitaria per indicare il modo
con cui lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio. Il NT chiama lo Spirito
Santo lo « Spirito del Padre » (Mt 10,20) e lo « Spirito del Figlio » (Gal
4,6). La teologia latina aggiunge che lo Spirito è « spirato » da entrambi
(cf DS 850; 1300; FCC 6.069‑6.070), distinguendo la spirazione attiva
da quella passiva. La spirazione attiva, essendo comune al Padre e al Figlio,
non costituisce un'altra persona, mentre la spirazione passiva è un altro nome
per indicare lo Spirito Santo che è « spirato », ma non « spira ». In
questo modo, la Chiesa Latina distingue tra la spirazione per opera del Padre
che è principio senza principio, e origine senza origine, e la spirazione per
opera del Figlio che è principio originato da un altro principio, e cioè, dal
Padre. La maggior parte dei teologi della Chiesa greca negano, però, la
partecipazione del Figlio come origine nella processione dello Spirito in quanto
intaccherebbe la « monarchia » (Gr. « unico principio ») o origine senza
origine del Padre. Il Concilio di Lione II (1274) e quello di Firenze (1439)
hanno precisato che lo Spirito Santo è spirato dal Padre e dal Figlio come un
unico principio (DS 850; 1300; FCC 6.069‑6.070) Cf Concilio
di Lione II; Concilio di Firenze; Filioque; Processioni; Relazioni Divine.
Sistema
di pratiche basate sulla credenza che le anime dei defunti possono comunicare
coi vivi, specialmente con l'aiuto di un medium. Mentre gli sforzi per venire a
contatto coi morti erano abbastanza comuni nel passato (per es., 1 Sam
28,3‑25), lo spiritismo moderno risale al 1848 e alle esperienze anormali
che Margaret e Kate Fox ebbero a Hydesville, New York. Il loro influsso propagò
le sedute coi mediums nell'America del Nord e nelle Isole britanniche. Lo
spiritismo è stato spesso caratterizzato da frode e da sfruttamento
commerciale. Nel 1882, Federico W. H. Meyers fondò la Società di ricerche
psichiche a Londra. La Società esiste ancora e studia fenomeni parapsichici e
anormali. Però, il mondo degli scienziati è generalmente ancora riluttante a
riconoscere la parapsicologia come una scienza genuina.
Cf Anima; Spirito
Santo.
È
la terza Persona della Trinità, adorata e glorificata insieme al Padre e al
Figlio, in quanto uno nella natura ed uguale in dignità personale con il Padre
e il Figlio. Il Concilio di Braga (675), o possibilmente il terzo Sinodo di
Toledo (589) aggiunse al Simbolo Costantinopolitano, che diceva che lo Spirito
Santo procede dal Padre: « e dal Figlio » (Filioque).
Le prime formulazioni orientali erano d'accordo nel ritenere che lo Spirito
Santo non era generato come lo è, invece, il Figlio, ma procede dal Padre «
attraverso il Figlio » (= per Filium).
L'opera della santificazione, comune alle tre Persone divine, è attribuita o «
per appropriazione » allo Spirito Santo, in quanto essa comporta
l'autodonazione dello Spirito (Gv 20,22; Rm 5,5). Sia sant'Atanasio di
Alessandria (circa 296‑373) sia san Cirillo di Alessandria (morto nel 444)
sostennero la divinità dello Spirito Santo proprio per il fatto che lo Spirito
ci rende simili a Dio col divinizzarci o santificarci. La divinità dello
Spirito Santo fu affermata nel Concilio Costantinopolitano I nel 381. Cf
Appropriazione; Concilio Costantinopolitano I; Concilio di Firenze, Filioque;
Pneumatologia; Teologia Trinitaria; Trinità Immanente.
Spiritualità.
(inizio)
Pratica
sistematica e riflessione su una vita cristiana di preghiera, devozione e
disciplina. Nella sua pratica, la spiritualità cristiana ha sempre richiesto
una vita ascetica e di preghiera in cui una guida spirituale e la luce dello
Spirito Santo aiutino a discernere la direzione che devono prendere i singoli e
le comunità (1 Ts 5,19‑22; 1 Gv 4,1). Le scuole o correnti di spiritualità
hanno seguito spesso i carismi di Ordini religiosi come i Benedettini,
Carmelitani, Certosini, Domenicani, Francescani e Gesuiti. Come campo di studio,
la spiritualità abbraccia elementi teologici (compresi quelli liturgici),
scritturistici, storici, psicologici e sociologici. Cf
Asceti; Contemplazione; Devozione; Discernimento degli spiriti; Esicasmo;
Esperienza religiosa; Grazia; Imitazione di Cristo; Mistica; Monachesimo;
Pneumatologia; Preghiera; Spirito Santo.
Staretz
(Russo « vecchio »). (inizio)
Monaco
che conduce una vita contemplativa e a cui si rivolgono per direzione spirituale
i giovani monaci e i fedeli. Questo tipo di direzione è stato importante nella
storia religiosa della Russia, ed anche fra i Greci che chiamano il direttore
spirituale ghèron (gr. « vecchio »).
Cf Apophthègmata Patrum; Spiritualità.
Staurologia.
(Gr. « studio della Croce »).
(inizio)
Cf Theologia
Crucis.
Stoicismo
(Gr. « insegnamento del portico »).
(inizio)
Una
scuola di filosofia fondata da Zenone di Cizio (335‑263 a.C.) e che prese
il nome da stoà o portico di Atene
dove veniva insegnata. Lo stoicismo proponeva una armonia tra l'essere umano
come microcosmo (gr. « piccolo mondo
») e il macrocosmo (Gr. « grande
mondo »). Il Lògos (ragione o anima
del mondo) governava l'universo; gli esseri umani avevano bisogno soltanto di
controllare le loro passioni per vivere in sintonia con la natura e le sue
leggi. Lo stoicismo, che era primariamente una filosofia morale, professava una
cosmologia panteistica in cui Dio e la divina energia pervadevano ogni cosa.
Dominante per vari secoli fra gli intellettuali nel mondo greco‑romano, lo
Stoicismo ebbe tra i suoi aderenti Seneca (circa 4 a.C. ‑ 65 d.C.) e
l'imperatore Marco Aurelio (121‑80 a.C.). Si può vedere il suo influsso
sulla teologia cristiana dei primi secoli già in san Giustino Martire (circa
100‑165) che adottò la distinzione stoica tra Lògos
endiàthetos (Gr. « parola immanente ») e Lògos prophorikós (Gr. « parola proferita ») per interpretare
Dio ed il processo di rivelazione con cui il Padre esprime la Parola. Certi
concetti stoici hanno esercitato qualche influsso sui Padri Cappadoci e nelle
controversie trinitarie e cristologiche. La tradizione cristiana della legge
naturale deve molto allo stoicismo. Cf
Apologisti; Cosmologia; Immanenza; Leggi naturali; Lògos; Padri Cappadoci;
Panteismo.
Stolti per
amore di Cristo. (inizio)
Una
categoria di santi di cui sono devoti in modo particolare ma non esclusivo i
cristiani orientali e che hanno preso sul serio le parole di san Paolo : « Noi
stolti a causa di Cristo... » (1 Cor 4,10; cf 1 Cor 1,18‑19.25;
3,18‑19; 2 Cor 6,8; Mt 5,11). Questo tipo di santità è già noto negli Apophthègmata Patrum. In greco, lo stolto per amore di Cristo è
chiamato salos (probabilmente dal
siriaco che traduce 1 Cor 4,10 con « saklà
»). Tra i Greci il più amato di questi santi è forse il leggendario
sant'Andrea di Costantinopoli (decimo secolo?), la cui vita è associata con la
grande festa orientale chiamata « Pokrov
Bogomateri » (Russo: « Protezione della Theotòkos
»). La terra per eccellenza degli « stolti » è la Russia, dove lo stolto per
amore di Cristo è chiamato «jurodivij »; si citano come esempi sant'Isacco
Zatvornik (morto nel 1090) e san Basilio il Benedetto (morto nel 1552). Da ciò
che può sembrare una semplice caricatura della santità reale, questi stolti
per amore di Cristo sfidano profeticamente i falsi valori della società e la
superficialità di molti cristiani. Tra i santi d'Occidente conosciuti per la
loro santa stoltezza, si possono annoverare san Francesco d'Assisi (circa
1181‑1226), san Filippo Neri (1515‑1595) e san Benedetto Giuseppe
Labre (1748‑1783). Il tema della santa stoltezza ha ispirato opere
classiche di letteratura, come l'opera Blanquerna
di Raimono Lullo (circa 1233 ‑ circa 1315), il Don
Chisciotte di Miguel de
Cervantes (1547‑1616), l'Idiota,
di Fiodor Dostoyevsky (1821‑1881), come anche vari personaggi nelle opere
di Alexander Pushkin (1799‑1837) e di Leone Tolstoi (1828‑l910). Cf Apatìa; Apoghthègmata Patrum; Croce; Escatologia; Letteratura
sapienziale; Santità; Santo; Theologia Crucis.
Consiste
nel ricodare e nello studiare gli eventi importati delle vicende umane sul piano
locale, nazionale, internazionale o mondiale. Gli storici moderni, sviluppando
l'uso attento dell'evidenza partendo dal passato databile, sono giunti a
riconoscere come i presupposti, i metodi e il ruolo inevitabile
dell'interpretazione mostrino fallace l'intento di scrivere una storia puramente
« oggettiva » e « scientifica ». Molti hanno anche abbandonato qualsiasi
speranza di realizzare un sistema coerente che descriva e spieghi il
significato, la direzione e l'unità di tutta la storia. Come religione storica,
il cristianesimo è legato a una serie di eventi e personaggi specifici, e
soprattutto a Gesù e agli eventi in cui fu implicato. Egli venne nella «
pienezza del tempo » (Gal 4,4), portando al vertice definitivo
l'autocomunicazione di Dio (DV 4). La Chiesa vive ora nell'attesa della fine (LG
48‑51), quando la parusia di
Cristo, ossia la sua seconda venuta, terminerà e porterà la storia del mondo
al suo pieno compimento (1 Cor 15,20‑28; Tt 3,1‑7). Come gli
Israeliti (Es 20,1; Dt 26,5‑9), i cristiani accettano una rivelazione
salvifica di Dio mediata dalla storia umana. Essi esperimentano la propria
storia come fondata e nutrita dalla storia di Gesù. La loro fede non è
semplicemente convalidata dall'indagine storica, ma anche confermata da segni
storici e li esorta ad essere protagonisti attivi nella storia. Questa fede
accetta la guida divina, il significato e l'unità dell'intera storia umana,
anche se non è possibile discernere con tutta chiarezza le componenti di questa
storia totale. Dal livello singolo a quello globale, rimane vero che « Dio
scrive diritto anche su righe storte ». Cf Escatologia;
Gesù storico; Parusìa; Storia della salvezza; Teologia della liberazione.
L'intera
storia dell'umanità e del mondo vista come il dramma della redenzione che va
dalla creazione alla parusìa e che
trova il suo centro in Cristo (Ef 1,3‑14; Col 1,15‑20). Sviluppata
da studiosi protestanti come Johann Christian Konrad von Hofmann
(1810‑1877), il tema della storia della salvezza ha fornito la chiave per
la teologia dell'AT di Gerhard von Rad (1901‑1971), in cui presenta la
storia d'Israele come fu confessata dapprima nelle antiche professioni di fede
(Dt 26,5‑9; Gs 24,2‑13). Questa storia della salvezza è segnata da
attese sempre più crescenti come promesse divine tese al compimento futuro. Per
Oscar Cullmann (nato nel 1902), la realtà degli eventi esterni è fondamentale
per gli atti salvifici di Dio che raggiungono in Cristo il loro vertice. Lo
schema della storia della salvezza di Luca, che presenta Cristo come il centro
del tempo, è per Cullmann il cuore della teologia del NT. Il Concilio Vaticano
II parlò del tema della storia della salvezza, intendendola praticamente come
storia della rivelazione (DV 2‑4; 14‑15; AG 3). Cf
Parusìa; Professione di fede; Profeta; Redenzione; Rivelazione; Salvezza;
Speranza.
Storia della
teologia. (inizio)
È
lo studio ordinato che cerca di capire e interpretare la rivelazione. Questo
studio va dal NT al Concilio Vaticano II e al post‑concilio. Più dei loro
predecessori veterotestamentari, san Paolo, san Giovanni, san Luca e gli altri
autori del NT hanno lasciato visuali e approcci teologici ispirati, ma non
trattazioni sistematiche strutturate mediante l'uso della filosofia. Con gli
Apologisti e la lotta contro l'agnosticismo, la cultura greca cominciò a
fornire alla teologia cristiana un linguaggio e concetti filosofici. La teologia
dei Padri della Chiesa, rimanendo caratteristicamente biblica, liturgica,
dossologica, catechetica e pastorale, fu sviluppata spesso attraverso grandi
controversie, specialmente quelle trinitarie e i dibattiti cristologici del IV e
V secolo. Col suo genio e col suo stile, sant'Agostino di Ippona (354‑430)
influì massicciamente sull'insegnamento posteriore circa temi come il peccato,
la grazia, i sacramenti e la Trinità. Sant'Anselmo di Aosta (circa
1033‑1109) lanciò la Scolastica che fu perfezionata da san Tommaso
d'Aquino (circa 1225‑1274) con la sintesi della filosofia aristotelica e
platonica a servizio dei dati rivelati. Assieme alla teologia accademica delle
nuove università, la teologia monastica di san Bernardo di Chiaravalle
(1090‑1153) e di altri continuò la tradizione spirituale e liturgica dei
Padri. La Scolastica decadde nel nominalismo del tardo Medioevo. Il
neo‑umanesimo sviluppato da studiosi come Erasmo di Rotterdam
(1469‑1536) e la stessa Riforma rivoluzionarono lo studio della Bibbia e
della patristica. Per i cattolici, il Concilio di Trento (1545‑1563) fornì
una base chiara per la teologia successiva che ebbe personaggi rappresentativi
come Giovanni da san Tommaso (1589‑1644), Dionigi Petavio
(1583‑1652), Francesco Suarez (1548‑1617) e Gabriele Vàsquez
(1549‑1604). Prima la filosofia illuministica e poi la critica biblica e
storica del XIX secolo, la teoria dell'evoluzionismo, varie forme di socialismo
e le nuove discipline di psicologia e sociologia portarono sfide massicce ai
teologi cristiani. Non solo il grande progresso negli studi filosofici e
patristici, ma anche i movimenti biblici, ecumenici e liturgici hanno ridato
vita alla teologia cattolica nel secolo XX, particolarmente in Francia, Germania
e Paesi Bassi. Assieme ai grandi maestri protestanti come Karl Barth
(1886‑1968), Rudolf Bultmann (1884‑1976) e Paul Tillich
(1886‑1965) e teologi ortodossi come Sergio Bulgakov (1871‑1944) e
Vladimir Lossky (1903‑1958), teologi cattolici come Yves Congar (nato nel
1904) e Karl Rahner (1904‑1984) guidarono il rinnovamento cattolico. A
partire dal Vaticano II, la teologia, sia quella cattolica che quella non
cattolica, è divenuta più antropologica, più dialogica e più spirituale. La
teologia non è più come una volta un monopolio clericale ed europeo e si sta
sviluppando vigorosamente in America, Asia e altrove. Cf Agostinianismo;
Apologisti; Aristotelismo; Calvinismo; Concilio di Trento; Concilio Vaticano I;
Concilio Vaticano II; Dottore della Chiesa; Dòxa; Giansenismo; Gnosticismo;
Illuminismo; Luteranesimo; Modernismo; Movimento di Oxford; Neopalamismo;
Neoplatonismo; Neoscolastica; Neotomismo; Origenismo; Padri della Chiesa;
Palamismo; Platonismo; Protestantesimo liberale; Riforma (La); Scolastica;
Scotismo; Stoicismo; Teologia alessandrina; Teologia antiochena; Teologia della
liberazione; Teologia dialettica; Teologia kerigmatica; Tomismo; Tre Teologi
(I); Tubinga e le sue scuole; Umanesimo.
Questo
metodo è stato sviluppato da Ferdinand de Saussure (1857‑1913) nell'area
della linguistica, usato da Claude Lévi‑Strauss (nato nel 1908) per
analizzare i miti delle società tradizionali, ed applicato in discipline come
la psicologia e la sociologia. Nell'esegesi biblica, lo strutturalismo non
s'interessa della genesi di un testo e del significato inteso dall'autore (=
esegesi storica), né dei lettori e della loro ricerca di
auto‑comprensione (= esegesi esistenziale): lo strutturalismo s'interessa
del significato veicolato dal testo medesimo. Questo metodo riflette sulle
strutture profonde della funzione narrativa e simbolica del linguaggio (per es.
nelle parabole). Cf Critica biblica; Ermeneutica; Esegesi; Esistenzialismo; Sensi della
Scrittura.
Subordinazionismo.
(inizio)
Questa
eresia consiste nell'assegnare al Figlio una situazione inferiore al Padre e nel
considerare lo Spirito Santo inferiore sia al Padre che al Figlio. Quando la
dottrina trinitaria non era ancora chiarita e i teologi si stavano sforzando di
salvaguardare la monarchia (Gr. «
solo principio ») del Padre, la tendenza ad interpretare il Figlio e lo Spirito
come agenti subordinati di un Padre assolutamente trascendente fu manifestata da
san Giustino Martire (circa 100 ‑ circa 165), Taziano (morto verso il
160), sant'Ireneo di Lione (circa 130 ‑ circa 200), san Clemente
Alessandrino (circa 150 ‑ circa 215) e soprattutto da Origene (circa 185
‑ circa 254). Negando che il Figlio fosse realmente e pienamente divino
per natura, Ario (circa 185 ‑ circa 254) portò il subordinazionismo ad un
estremismo eretico che fu condannato nel 325 nel Concilio Niceno I (cf DS
125‑126; FCC 0.503‑0.504). Quando gli pneumatomachi
(Gr. « che combattono lo Spirito ») sostennero un subordinazionismo del genere
dichiarando che lo Spirito Santo era una creatura del Figlio, il Concilio
Costantinopolitano I (381) affermò che lo Spirito è uguale in dignità al
Padre e al Figlio e con essi va adorato e glorificato (cf DS 150; FCC 0.500). Cf
Arianesimo; Concilio Costantinopolitano I; Concilio di Nicea I; Macedonianesimo;
Monarchianismo; Omooùsios; Pneumatomachi; Teologia Trinitaria.
Successione
apostolica. (inizio)
È
la continuità ininterrotta per quanto riguarda l'essenziale della fede e della
pratica tra la Chiesa di oggi e la Chiesa fondata da Gesù Cristo per mezzo
degli apostoli. Si esprime questa visibilità col chiamare i vescovi successori
degli apostoli. Come segno visibile di questa successione e dell'unione di ogni
singolo vescovo con gli altri vescovi, i vescovi consacranti impongono le mani
sul vescovo consacrando. Cf Apostolo;
Ministero petrino; Vescovo.
Un
ministro della Chiesa che eraè avviato a diventare diacono permanente o diacono
e poi prete. I suddiaconi esistevano già nel III secolo. Considerato un
sacramentale più che un sacramento, il suddiaconato fu abolito in Occidente col
Concilio Vaticano II. Nelle Chiese Orientali, è considerato un Ordine minore,
ed il compito del suddiacono consiste principalmente nell'assistere il vescovo
durante le cerimonie. CfClero; Diacono;
Sacramentale.
Sufficienza
della Scrittura. (inizio)
Consiste
nel ritenere la Scrittura pienamente adeguata a comunicare la rivelazione
fondante che ha raggiunto la sua pienezza assoluta ed insuperabile con Cristo e
nella Chiesa del NT. Finché i cristiani concepivano la rivelazione
primariamente come un corpo di verità (al plurale) svelate da Dio, la questione
della sufficienza era duplice:
- Le Scritture « contengono » tutte queste verità rivelate (=
sufficienza materiale)?
-
Sono le Scritture « formalmente » sufficienti, nel senso che si trova già in
esse l'interpretazione adeguata?
Riconoscendo il ruolo della Tradizione (e del Magistero) nel «
canonizzare », interpretare, applicare ed attualizzare le Scritture, anche quei
cattolici che accettavano la sufficienza materiale delle Scritture respingevano
la loro sufficienza formale.
Quando, però, il Concilio Vaticano II presentò la rivelazione primariamente
come l'auto‑manifestazione a noi del Dio Uno e Trino (DV 2‑6),
non sembrò più appropriato parlare di questa realtà divina come « contenuta
» in qualcosa, siano pure le Scritture. Perlomeno, il considerare la
rivelazione come un evento interpersonale rende difficile indagare sulla
sufficienza « materiale » delle Scritture per vedere se « contengono » o «
non contengono » tutte le verità rivelate. Cf Canone
delle Scrittura; Deposito della fede; Magistero; Rivelazione; Scrittura e
Tradizione; Sola Scrittura; Tradizione.
Sommario
sistematico di ciò che è conosciuto in un dato campo, come per esempio la
teologia. Nel Medioevo, una summa si
distingueva dagli opuscula (Lat. «
piccole opere ») che dibattevano questioni particolari, e dalle Sentenze
o raccolte di dottrine dei Padri della Chiesa su argomenti vari. Tra coloro
che hanno prodotto qualche Summa vanno
ricordati: sant'Alberto Magno (circa 1200‑1280), Alessandro di Hales
(circa 1170‑1245) e san Tommaso d'Aquino (circa 1225‑1274). Con la Summa
contra Gentiles e la Summa Theologiae,
san Tommaso ha seguito brillantemente un metodo dialettico che consiste nel
presentare anzitutto due affermazioni evidentemente contraddittorie prima di
sviluppare la propria risposta a una data questione. Cf Scolastica.
È
un principio confermato massicciamente dalla dottrina sociale della Chiesa
secondo cui le decisioni e attività che appartengono naturalmente ad un livello
inferiore non dovrebbero essere portate ad un livello superiore. Nella vita
sociale e civile ciò significa, per esempio, che gli organi centrali di uno
Stato non dovrebbero intervenire senza necessità al livello locale. Il Concilio
Vaticano II si è appellato al principio di sussidiarietà nel trattare della
cooperazione internazionale in fattori economici (GS 86) e nell'indicare i
limiti della responsabilità dello Stato in fatto di educazione (GE 3, 6).
All'interno della Chiesa, la sussidiarietà è stato un principio operativo in
molte riforme post‑conciliari. Cf Chiesa
e Stato; Dottrina sociale; Educazione.
Sviluppo del
dogma. (inizio)
La
crescita nell'insegnamento della Chiesa fin dall'età apostolica. Lo sviluppo
autentico esige identità‑nel‑cambiamento tra il nuovo insegnamento
e il deposito originale della fede o rivelazione che ha raggiunto il suo apice
con Cristo. I Padri paragonavano l'identità‑nel‑cambiamento a un
bambino che si sviluppa e diventa adulto pur rimanendo la stessa persona. Per la
soluzione di questo problema, molto dipende dalla teoria che uno ha circa la
comprensione e l'interpretazione. Cf Deposito
della Fede; Dottrina; Tradizione.
Sviluppo della
fede.
(inizio)
Crescita
nel vivere e nel comprendere la fede cristiana in seguito allo sviluppo della
maturità umana. San Paolo fa notare come abbia superato lo stadio infantile (1
Cor 13,11) e interpreta la vita di fede come una trasformazione del nostro
essere in Cristo secondo la sua immagine « di gloria in gloria » (2 Cor 3,18).
Le prove assaggiano e perfezionano la fede (Gc 1,2‑12) e la « correzione
» fa crescere in santità (Eb 12,5‑13). La maturazione nella fede
richiede non solo una vita sacramentale piena, la costanza nella preghiera e
nell'amore concreto verso i bisognosi, ma anche un regolare studio della
rivelazione cristiana che proceda di pari passo con la crescita intellettuale.
Cf Catechesi; Mistagogia; Neo‑catecumenato; Perfezione;
Santificazione; Sviluppo morale.
Sviluppo
morale. (inizio)
La
crescita nella consapevolezza delle proprie responsabilità e una maturazione
corrispondente nella libertà personale. L'insegnamento ufficiale della Chiesa
parlava dei bambini che raggiungono « l'uso di ragione » verso i sette anni e
che cominciano allora ad agire come esseri umani responsabili. La psicologia
contemporanea, però, ha illustrato come spesso i fanciulli agiscono sotto
costrizione e solo lentamente interiorizzano i princìpi morali per cominciare
ad agire liberamente come persone responsabili. Le comunità cristiane devono
curare le condizioni che favoriscono lo sviluppo della responsabilità morale in
piena libertà. Cf Sviluppo della fede;
Teologia morale.
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